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Due premi Nobel raccontano il futuro dell’astronomia “senza luce”

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Added by Admin in Italiano comedy
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Il palcoscenico di un teatro bolognese viene calcato in questi giorni non da stelle delle spettacolo ma da scienziati che di stelle, galassie, buchi neri e di altre meraviglie del cosmo vogliono carpire i più nascosti segreti, in particolare con il futuro telescopio Cta, Cherenkov Telescope Array, una schiera di centinaia di specchi sensibili alle scintillazioni prodotte da raggi gamma di origine cosmica.
Una serata dedicata al pubblico ha permesso agli appassionati di scoprire come negli ultimi decenni sia radicalmente cambiato il nostro modo di osservare l’universo.
[Federico Ferrini - Direttore CTA Observatory, Bologna]
Takaaki Kajita - Premio Nobel per la fisica 2015:
«Studiando l’universo, abbiamo cominciato a conoscere che ci sono fenomeni che non si possono studiare con i fotoni. Quindi dobbiamo studiare l’universo attraverso nuovi “messaggeri”: neutrini e onde gravitazionali. Dunque, abbiamo ancora molto da imparare».
I neutrini possono avere un ruolo nella ricerca della materia oscura?
«Le particelle di materia oscura possono annichilarsi al centro della galassia, producendo neutrini. Quindi, in linea di principio, osservando neutrini provenienti dal centro della galassia potremo ottenere la prova dell’esistenza di particelle di materia oscura. Questo in linea teorica. Tuttavia sarà difficile farlo, ma dovremo provare.
Rainer Weiss - Premio Nobel per la fisica 2017:
«Ora con le onde gravitazionali abbiamo a disposizione qualcosa di davvero penetrante, così penetrante che si riesce a vedere cosa succede all’interno di un’esplosione, e questa è una cosa che non si può fare con la luce.
Credo che l’enorme beneficio di fare astronomia con le onde gravitazionali sia di poter conoscere quali movimenti ci sono all’interno di un sistema. Per esempio, ora possiamo vedere queste coppie di buchi neri che collassano gli uni sugli altri. Noi li “vediamo”, tra virgolette, cioè noi li misuriamo usando una forma d’onda, e questa forma d’onda ci dice cosa sta succedendo all’interno di quel sistema, la dinamica di quel sistema. Non ci puoi guardare dentro, perché la luce non può uscire, però puoi capire cosa sta succedendo.
La stessa cosa succede con le stelle di neutroni: possiamo vedere, di nuovo usando la forma d’onda, cosa sta succedendo dentro al sistema. L’unica ragione per cui possiamo farlo è che le onde gravitazionali non vengono disperse dal sistema o da qualsiasi cosa si trovi in mezzo.
E quindi spero, tutti speriamo, che un giorno saremo in grado di guardare indietro fino all’origine dell’universo. Se esistono onde gravitazionali risalenti a quell’episodio, dovremmo essere in grado di osservarle. Non ora, e neanche per i prossimi venti o trent’anni, però dovremmo essere in grado, se possono essere rilevate nei cosiddetti “modi-B” [di polarizzazione].
Questo potrebbe dare una grande spinta per fare nello spazio - o anche magari a terra, me sarebbe meglio nello spazio - per fare un sistema che osservi le onde gravitazionali provenienti dai primi istanti dell’universo. Una cosa che ora non si può fare, perché vediamo l’universo iniziale trecentomila anni dopo l’esplosione, come appare nella radiazione cosmica di fondo. È come vedere un muro, ma quel muro è penetrabile completamente fino all’inizio dalle onde gravitazionali, se c’erano onde gravitazionali all’inizio. Quindi è un’idea entusiasmante, però è molto in là nel futuro».

Servizio di Stefano Parisini, Media Inaf
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MediaInaf Tv è il canale YouTube di Media Inaf (http://www.media.inaf.it/)

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